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Riunione del: 26/11/2012

Presenti: Maurizio, Gigliola, Micaela (LoLa), Silvia e Armando (Baggio), Ileana (Città Studi), Eugenia (Lambrate), Andrea e Mariella (Gas & Luce), Carlo e Irene (Navigli), Antonio (Libero), Sandra (Gas del Parco), Annamaria e Mauro (Filo di Paglia), Gabriella (Gaspare), Sabina (Dergano), Lucio (Gastardi), Alberto (Domestico), Maria (Sagas)

Ordine del giorno:
1. presentazione progetto "Lamponi di pace"
2. "parliamo di noi"

Verbale:
Sono ospiti per presentare il progetto: Radmila (Rada) Zarkovic, che a Bratunac nei dintorni di Srebrenica ha fondato una cooperativa agricola “Insieme” dove lavorano donne delle diverse etnie un tempo coinvolte nel conflitto e Skender Hot, anch’egli socio fondatore; Emanuele Patti presidente di Arci Milano, che presenta gli ospiti e il progetto; Andrea Maraffini, ideatore del negozio e luogo d’incontro solidale MioBio, che fa parte della rete di amici e amiche della cooperativa “Insieme”.
Il tempo a disposizione è breve; Emanuele quindi preferisce lasciare spazio agli ospiti, rimandando ai documenti già inviati per tutti gli aspetti del progetto. Intorno a questa coop. si è costruita negli anni una rete di solidarietà per il grande valore umanitario del progetto. L’intento di ARCI è di creare e ampliare la rete di sostegno a Milano, coinvolgendo Circoli ARCI, associazioni di negozi solidali di quartiere, come Bottegas, Mio Bio, Soul Food e naturalmente la rete GAS. E’ evidente che i prodotti non sono a Km zero, ma il valore del progetto compensa questo fattore. Lascia la parola a Rada (1). Rada parla italiano; ci racconta che ha pensato questo progetto per aiutare il ritorno delle persone nelle loro terre. Dopo la guerra vi è stato un enorme invio di aiuti umanitari gestiti dalle associazioni, che si erano occupate soprattutto di ricostruire i tetti. Rada non vuole criticare i progetti umanitari, ma non si era pensato che le persone per potere abitare le case, hanno bisogno di un lavoro. Succedeva così che le case, una volta restaurate, venivano vendute e le persone se ne andavano. R pensa così a un progetto politico sociale radicato nel territorio. Studia le potenzialità locali, facendo delle indagini di mercato, che non erano mai state fatte, per capire se ci sono delle risorse che possono avere un mercato anche locale. Questo è importante perché così le persone guadagnano e non aspettano l’assistenza umanitaria. La cooperativa Insieme nasce con dieci soci fondatori nel 2003, tutti lavoravano gratis, avevano soldi solo per pagare un agronomo, ora raccoglie circa 500 famiglie. In questi anni si è creata una rete di amici e amiche della cooperativa, che sostengono il percorso con idee, finanziamenti, contatti, mercatini. Sono state scelte piante di lamponi e introdotte in un’economia locale che già coltivava questi piccoli frutti prima della guerra; è stato incredibile vedere persone che non si parlavano più dopo il rientro, raccogliersi intorno alle nuove piantine per osservarne la crescita (2.leggi qui maggiori informazioni.) Hanno cucinato nelle loro cucine per studiare le ricette più buone per fare succhi e marmellate, le hanno vendute in giro per capire se piacevano. Hanno deciso di chiedere un finanziamento in banca nel 2006 per liberarsi dai mediatori, che pagheranno in dieci anni, per ristrutturare un vecchio magazzino, raccogliere, congelare e avere il prodotto finito(http://coop-insieme.com/chisiamo.html) I frutti che coltivano e vendono sono lamponi, more, mirtilli e misto bosco in marmellate e succhi. Tre formulazioni: convenzionale (per venire incontro a tutti i coltivatori della zona), biologico con zucchero di canna del commercio equo, biologico con succo di mela per incontrare i potenziali consumatori con problemi dietetici.
Andrea di MioBio ci spiega che si occuperà del coordinamento per fare un bell’ordine natalizio se possibile e si occuperà del problema più grosso che è l’importazione, difficoltosa da un paese non Ue e la distribuzione. In questo lavoro si coordinerà con Emanuele di Arci e la cooperativa che ha già in passato aiutato Insieme. www.acs-italia.it/_ Sandra Cangemi si offre di fare parte del gruppo di collegamento. Bottegas si è già offerta per fare da luogo di stoccaggio e distribuzione per la città. Ultimo, ma non meno importante, Emanuele informa che organizzerà una gita, probabilmente un fine settimana lungo, nella bella stagione, per visitare i luoghi unendo anche una visita al memoriale di Srebrenica.
Si finisce l’incontro con un assaggio collettivo dei succhi e marmellate, modello bio con succo di mela, piacciono davvero a tutti, Rada sorride felice.

Il secondo punto all’ordine del giorno “Parliamo di noi”, si propone di affrontare la situazione di disagio che ormai da un anno affligge il gruppo. Sandra rompe il ghiaccio ricordando le persone che in questo periodo si sono allontanate dal gruppo a causa di questo clima non costruttivo. Gli interventi di Sabina sono a suo parere una delle cause maggiori della situazione di stallo. Questi interventi portano dei contenuti spesso condivisibili, ma le modalità hanno sempre un intento di “rottura”, che spaccano e paralizzano. Continuando così c’è il rischio che Intergas si “svuoti”. Un altro fattore che Sandra individua è la crisi epocale che si è sviluppata intorno a noi, che si riflette nelle persone, c’è molta frammentazione, si moltiplicano le proposte, è difficile scegliere e scegliere per un obiettivo condiviso. Molti GAS allora decidono di lavorare nel proprio quartiere per valorizzare le iniziative locali. Silvia informa che il gas Baggio e il Gas Cuccagna hanno fatto alcuni giorni fa una riunione con alcuni gas amici. L’obiettivo era rispondere ad alcune domande chiave intorno ai temi che cosa siamo, che cosa vogliamo essere e che cosa vogliamo essere domani. Alcune persone sono presenti anche stasera. Le vengono in mente molte parole chiave della serata…cita la parola “autoreferenzialità”…Ileana riprende il tema del cambiamento avvenuto negli anni. Intergas nasce come piccolo gruppo di persone molto coeso. Negli anni si è allargato, le tensioni sono cresciute e, i temi affrontati e la loro complessità sono cresciuti di là degli interventi disturbanti di Sabina, sarebbe importante capire come fare per andare avanti.
Durante questa prima fase della discussione i presenti rilevano altre criticità; Silvia sottolinea la mancanza di democrazia e l’ accentramento di poteri decisionali. Un tema importante è l’uso improprio delle due liste. Dopo l’approvazione della Carta degli Intenti fu creata la lista rappresentanti Intergas, che raccoglie le mail di coloro che sono stati eletti dai GAS. Ormai messaggi viaggiano indifferentemente qui e là creando malintesi e fraintendimenti, come nell’ultimo mese. Gabriella ricorda che questa lista è una lista che fu creata come strumento per facilitare un gruppo di lavoro e che va differenziata dalla lista Intergas a cui sono iscritte tante persone che neanche si conoscono e che dovrebbe servire solo come un veicolo di informazioni. Fa fatica a ripetere cose che ha già detto molte volte. Le sembrava che all’ultima riunione di luglio al Lambretta fossimo tutti d’accordo nel trovare dei progetti comuni su cui concentrarci. Questo tema ricorrerà più volte: nella riunione al Lambretta erano state prese decisioni importanti poi disattese. Rimane poco chiaro come mai.
Silvia propone che ognuno di noi scriva su foglietti anonimi il proprio contributo alla discussione, a Mauro l’idea non piace e prende in mano la carta degli Intenti per rileggerla insieme. Maria lo trova noioso, trova più utile pensare e sopportare la pesantezza del silenzio. Silvia lancia il tema delle schede produttore. A suo parere ormai i GAS hanno un rapporto consolidato con i propri produttori e suggerisce invece di concentrarci sui sistemi partecipativi di garanzia (SPG). Inoltre molti produttori sentono il lavoro di Intergas come inquisitorio. Questo tema stimola la discussione. Vi sono parecchi interventi. Carlo concorda con Silvia che per il 2010 e 2011 parte delle critiche siano corrette e giustificate, il gruppo lavorava in un modo diverso. Aggiunge però che la questione fu sollevata mesi fa, e che da molti mesi il Gruppo sta lavorando in modo diverso e queste questioni non dovrebbero più nascere per il nuovo clima di rispetto e collaborazione che si ha nel fare la scheda con il produttore. Per Ileana il valore del lavoro schede è impagabile, pensando a tutti i piccoli GAS che sono nati e nascono e che ne hanno bisogno, ma andrebbe pubblicizzato di più, anche in ambiti più allargati.
Per Silvia il problema persiste, i produttori non accettati non hanno ancora capito perché.
Irene osserva quanto sia delicato il lavoro del gruppo schede che oltre a richiedere competenze specifiche irrinunciabili, evidentemente necessita anche di capacità relazionali notevoli e forse il gruppo dovrebbe prepararsi con attenzione (o fare degli esercizi precisi) anche sulle modalità di comunicazione e trasparenza con i produttori.
Mauro porta ad esempio il lavoro d’indagine fatto presso una cascina del milanese; ha fatto una visita di quattro ore alla cascina con altri membri del gruppo scheda; alla fine del lavoro si è deciso di non validare la scheda, per tutta una serie di motivi. La validazione del produttore non preclude che molti GAS possano collaborare con lo stesso come già avviene. Silvia ricorda che c’è un lavoro ampio di collaborazione già avviato da alcuni Gas compreso il suo e anche del Desr, di cui non si tiene assolutamente conto; non c’è fertilizzazione, non c’è scambio. Ritorna il tema della mancanza di fiducia. Irene rileva un difetto nelle modalità di comunicazione, quali sono?
Lucio ha partecipato al gruppo schede; il gruppo ha avuto defezioni importanti a causa di pesanti conflitti con parole offensive, che hanno spinto molti ad andarsene. Personalmente ha scelto di concentrarsi su cose più concrete, come il mercatino ZAC; sente forte pericolo di svuotamento di Intergas. Nel gruppo è chiesto un aggiornamento dei gruppi tematici e dei loro componenti; il gruppo energia è per ora rappresentato solo da Gabriella, che continua ad inviare aggiornamenti, ma ci segnala che sarebbe importante partecipare agli incontri nazionali perché parecchie cose si stanno muovendo. A che punto sono gli altri gruppi?
Si ritorna a parlare dell’uso delle liste, è proposto che la lista originaria serva solo alla circolarità delle informazioni. Ritorna il tema della mancanza di fiducia e le relazioni tra noi della mancanza di fiducia. Sandra riprende il tema dei produttori “rivoltati come un calzino” e Maria concorda dicendo che anche al Furlo di sono lamentati che noi chiediamo loro tutto, ma i GAS vanno e vengono e alla fine, dopo averti rotto l’anima, scelgono pure il super o la spesa bio a casa.
Gabriella riprende ora il tema lanciato da Irene, modalità non condivise di comunicazione tra noi e necessità di maggiore condivisione nel gruppo; Mariella aggiunge la poca cura di accogliere i nuovi, qui dentro, lei per esempio ha imparato da sola per via…Silvia allarga il discorso dicendo come è difficile parlare e relazionare al proprio GAS. Ileana fa notare quanto si è lavorato in questi anni, tutti i progetti realizzati, lea scheda, il sito, un lavoro di cui tutti i GAS usufruiscono ma.. che ritorno abbiamo da loro? Mancanza di gratitudine, scambio e partecipazione.
Eugenia fornisce dei particolari interessanti che aiutano a “collocare” il tema scheda produttore: la scheda nasce per condividere delle informazioni e cercare di creare un minimo comune denominatore tra tanti produttori frequentati dai GAS. Inoltre erano stati i produttori a sollecitare una propria pubblicazione nel sito, e quindi si era cercato un criterio. A questo punto del percorso storico, alla luce di tanti cambiamenti, potrebbe anche essere rivista.
Annamaria propone che il gruppo scheda informi tutti noi di valutazioni e visite in programma così da favorire la circolarità delle informazioni. Propone anche di far partecipare alle riunioni del gruppo produttori i gas che si riforniscono dal produttore che si sta esaminando. Tutti sembrano essere d’accordo.
Un tema molto importante viene affrontato, per ora senza giungere a delle decisioni. Che cosa definisce un progetto, progetto di Intergas? Alcuni pensano che qui dentro si dia importanza solo ai progetti nati qui dentro. Sembra chiaro a tutti che nessuno dei GAS aderenti è obbligato ad aderire, però non è chiaro su che basi un progetto viene adottato.
Mauro propone le serate a tema, e ne elenca i titoli; c’era inoltre un incontro programmato con Banca Etica; il gruppo sembra perplesso. Vi sono tantissime esperienze fatte in questi mesi che non sono state ancora condivise, le giornate dell’assemblea dei GAS al Furlo, i seminari di Urgenci e Kuminda, le novità del gruppo Energia. Ultimo ma non meno importante, il progetto Sbarchi in Piazza.
Dalla nascita l’anno scorso di www.ressud.org, il progetto ha fatto grandi passi in avanti e cambiamenti. Vi sono gruppi di lavoro che coinvolgono produttori, associazioni e cittadini. Vi è un incontro settimanale via Skype a cui partecipa Lucio, che ci relazionerà la prossima volta. Lucio comunica che vi sarebbe già una data prevista ad aprile, che però a tutti pare un po’ in là e a ridosso di festività.
Maria propone di dedicare il nostro tempo a scambiarci ciò che abbiamo imparato in questi mesi, una sorta di auto formazione.
Verso la fine dell’incontro il GAS LoLa ci comunica che il loro Gas, dopo avere vagliato a lungo le difficoltà dell’ultimo anno, ha deciso di uscire formalmente da Intergas, per dedicarsi ad attività legate al loro territorio. Questa comunicazione ricorda a molti che vanno riassegnati i compiti rimasti vacanti, soprattutto il gruppo comunicazione.
Vi sono altri interventi che iniziano, ma la mezzanotte è passata e tutti sono molto stanchi. Mauro ricorda a tutti l’incontro in Cuccagna per il sostegno a “La Vigna”. Maria chiede a tutti se vi sono posizioni contrarie al sostegno Lamponi di Pace. Carlo sottoscrive con entusiasmo l'idea dei Lamponi di Pace per ovvi motivi sociali e politici, anche se qualcuno potrebbe sollevare il problema della distanza.
Antonio vorrebbe che i soldi raccolti venissero destinati a qualcosa di preciso. Si ricorda il mutuo da pagare per le attrezzature.
Sandra segnala un progetto molto interessante: Silvia Marastoni, esperta di altra economia e collaboratrice della Libreria delle donne di Milano, sta facendo un'inchiesta, in collaborazione con Mag Verona, sulle molte iniziative di economia solidale che stanno nascendo in Grecia in seguito alla crisi in cui è precipitata. Il sistema è quello delle produzioni dal basso, quindi è possibile pre-acquistare il libro a 12 euro, ma anche fare libere donazioni o contribuire in vari modi al progetto, compreso sostenere un eventuale incontro con alcuni protagonisti di queste esperienze che dovrebbero (se tutto va bene) venire a Milano nei primi mesi dell'anno prossimo. Invierà a tutti informazioni più dettagliate.

Decisioni prese:
- Sostegno al progetto Lamponi di pace; Sandra Cangemi farà da collegamento per Intergas con Andrea Maraffini e Patti.
- Comunicazione del gruppo Scheda al gruppo Rappresentanti delle visite produttore in programma, al fine di una migliore comunicazione e collaborazione con eventuali altri “lavori in corso” iniziati dai Gas.
- Prossima riunione il 17 dicembre con ordine del giorno: aggiornamento da Lucio sugli Sbarchi in Piazza, aggiornamento su Sistemi Partecipati di Garanzia (Mauro), Alberto su Genuino Clandestino/Ileana e Maria su Kuminda e Urgenci, Gabriella: novità sul mondo Energia.

1.(nota della verbalizzante) per comprendere il pensiero della pacifista iugoslava Rada Zarkovic potete leggere qui il suo pensiero, da cui nasce il progetto http://www.giornalesentire.it/2011/giugno/909/radazarkovic-smetteladichiamarlaex-jugolavia-.html
2."E' sperduto, bisogna andarci appositamente" ha spiegato Rada "ma la mia decisione fu di andare proprio nel punto dove avevano tentato di uccidere la Bosnia. Lì si vive con altri ritmi, c'è la capacità di relazionarsi con gli altri. La nostra identità non è solo religione, ma natura, luoghi e profumi. La ricostruzione si limitava a rifare ai tetti senza occuparsi dell'umanità e della dignità di chi viveva nelle case e quella si costruisce solo dando lavoro. Perché i lamponi? Perché sono una tradizione locale e perché ogni pianta dà frutti per 15 anni e così la gente è costretta a rimanere e a non vendere le loro case con i bei tetti rossi...rifatti".